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Il Castello di Gronumberg



La zona in cui si trovano attualmente le rovine del castello di Gronumbergo è sempre stata, nel corso dei secoli, di grande importanza strategica per il controllo del territorio. Infatti sin dall'epoca preistorica, il punto di confluenza fra il fiume Natisone ed il suo affluente Alberone, è stato occupato dalle popolazioni presenti nella valle in quanto le caratteristiche della zona assicuravano notevoli vantaggi:
• Disponibilità d'acqua illimitata.
• Sfruttamento dei due fiumi come mezzo di trasporto e fonte di cibo.
• Controllo visivo sia della valle verso il confine che della pianura.
• Possibilità di richiedere pagamento di dazi per l'attraversamento del guado.
Le prime tracce della presenza dell'uomo nella zona risalgono a 8000-10000 anni fa.


coordinate :46.1076 13.47766

Scavi effettuati all'inizio del secolo in corrispondenza dell'attuale depuratore posto di fronte alle rovine del castello, hanno riportato alla luce i resti di un antico Castelliere utilizzato sia durante l'età della pietra ed anche successivamente durante quella del bronzo. Questo tipo di costruzione era una sorta di roccaforte avente funzione difensiva, costituita da un pianoro rettangolare, delimitato da mura rudimentali a secco realizzate con rocce grezze di grandi dimensioni. Dagli scavi effettuati all'interno del castello sono emersi numerosi reperti risalenti all'epoca romana; da tutto ciò si deduce che dove ora si trovano le rovine della fortezza ci siano state altre costruzioni molto più antiche.
In epoca romana è stato uno di quei forti (interagres) a difesa del confine dell'Impero.
Faceva parte di un complesso sistema di difesa costituito da un Vallo difensivo, composto a sua volta da tre linee di mura percorrenti la valle all'altezza di San Pietro al Natisone. Le mura difensive presentavano a loro volta delle costruzioni militari poste nei punti più alti delle stesse. Il castello si trovava quindi alle spalle di tutto ciò ma risultava importante in quanto facilitava il controllo del guado del fiume Alberone. Durante una campagna di scavi, sulla riva del suddetto fiume, sono stati portati alla luce due profondi solchi nella pietra arenaria, sicuramente provocati dal passaggio delle ruote ferrate dei carri romani lungo la via che conduceva al confine.

        

ricostruzione digitale a cura di Ivano Dorbolò www.matajur.it

CRONOLOGIA DOCUMENTATA

1160 Il castello compare in un documento dell'epoca con il nome Grunenberg.
1267 Jacopo Grounumberg abita il castello fatto costruire dalla sua famiglia in epoca sconosciuta.
1276 La proprietà passa a Giovanni De Portis.
1304 Lavori di ristrutturazione della fortezza ad opera di Giovanni di Beraldino e Varmo ed Utussio De Portis.
1308 Unico proprietario del castello diventa Odorico de Portis; Enrico di Prampero riesce ad entrare nella fortezza con l'inganno, mettendola a fuoco. I nobili riescono a salvarsi calandosi con le funi dalle finestre.
1314 Lavori di ricostruzione ad opera di Federico de Portis.
1317 Il Conte di Gorizia cerca di impossessarsi del castello con la complicità del custode Weriand; questi viene scoperto e, assieme a suoi complici, dapprima imprigionato e quindi impiccato il 7 Aprile 1317 fuori dalle mura di porta Brossana.
1380-1386 Ennesimi lavori di rafforzamento della struttura da parte dei nobili cividalesi.
1401 Muore Nicolò de Portis, Marchese di Pietrapelosa e Signore di Gronumbergo; sua figlia Adalmotta, moglie di Acelino Formentini (di origine Ungherese), signore di Cusano, eredita il castello.
1441 Costruzione fra la fortezza ed il Natisone di "unum rastrum", lungo circa 100 metri, al fine di impedire il transito dei mercanti i quali erano sottoposti al pagamento del Gavo.
1600 Per breve tempo la fortezza, in avanzato stato di degrado, diventa di proprietà dei Signori Canussio.
1772 Muore Orazio Formentini e si estingue la dinastia.
1776 Il castello vieni dato come feudo a Giuseppe e Antonio Remondini, stampatori di Bassano i quali aquistano anche il titolo di Conti, convalidato anche dalla Serenissima. Lo abitarono saltuariamente circa fino al 1800, mantenendo poi il possesso delle rovine e dei terreni adiacenti fino al 18 Gennaio 1854.

In epoca moderna la zona ove si trovano le rovine ha continuato ad essere di rilevante importanza strategico-militare. Negli anni '50, a causa del timore di una possibile invasione da parte Jugoslava, l'Esercito Italiano ha realizzato un sistema di gallerie all'interno della montagna nonché numerosi bunker nella zona circostante. Sulla parete nord, al di sotto del castello, è stata ricavata una enorme stanza ove erano alloggiati, fino a pochi anni fa, cannoni di grosso calibro puntati verso il confine.

LE LEGGENDE

Si racconta che durante i lavori sulla parete nord della montagna, un operaio abbia scoperto un vaso murato all'interno della parete stessa. Questo vaso sembra che fosse pieno di monete d'oro, tutte cadute nel fiume sottostante. (che sfiga).
Si dice che il castello avesse dei sotterranei, mai scoperti vista l'enorme quantità di materiale accumulatosi all'interno delle mura.
Si narra l'esistenza di una fitta rete di cunicoli che collegava l'interno del castello con la città di Cividale e con il castello di Guspergo, in località Sanguarzo.
Ovviamente, e non poteva mancare, racconta dell'esistenza di un grande tesoro il quale sarebbe sepolto all'interno della fortezza o probabilmente murato all'interno delle pareti.


FONTE: Ivano Dorbol˛ www.matajur.it






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