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Quella che anima il monfalconese Marco Mantini è una passione che lo porta a riscoprire la nostra storia, le tracce del passato, le memorie di chi ha combattuto sul fronte dell'Isonzo. Una passione che si è tradotta in una pubblicazione arrivata nelle librerie in questi giorni, " Da Tolmino a Caporetto lungo i percorsi della Grande guerra tra Italia e Slovenia " (pag.226 , Gaspari editore - Udine).
Da anni Mantini, appassionato delle vicende della Grande Guerra, compie escursioni sui campi di battaglia del fronte isontino dedicandosi alla ricerca delle "iscrizioni di guerra".
Collabora con diversi autori e con il Museo di Caporetto . Attualmente è il Reggente del Gruppo ricerche e studi Grande Guerra della Società Alpina delle Giulie di Trieste e partecipa a "Pro Hereditate" progetto transfrontaliero finalizzato al censimento del patrimonio storico della I GM. Per le edizioni Gaspari ha scritto "Tracce di un conflitto: le iscrizioni di guerra ieri e oggi. Alla scoperta del patrimonio nascosto sul fronte isontino" (in pubblicazione) e ha inoltre curato con Andrea Ungari "Un anno al comando del IV Corpo d'Armata", il memoriale del Generale Alberto Cavaciocchi.
"Da Tolmino a Caporetto lungo i percorsi della Grande guerra tra Italia e Slovenia" è un libro che ha portato l'autore ad aggirarsi, materialmente ma anche attraverso studi e documenti, nelle zone tra Caporetto, Kolovrat e il Monte Nero per scoprire un museo all'aperto ricco di memorie e documentarlo a tutti coloro che fossero interessati.
Il volume propone diciotto itinerari storico-escursionistici sui luoghi più controversi del fronte isontino durante il primo conflitto mondiale. Monte Nero, Monte Rosso, Mrzli vrh, la dorsale del Kolovrat, le retrovie italiane e la testa di ponte di Tolmino sono inseriti in percorsi di varia difficoltà che portano il visitatore tra le trincee e le posizioni che videro 29 mesi di scontri cruenti culminare drammaticamente nella battaglia che prese il nome da un piccolo paese di montagna: Caporetto.
La guida è corredata da una ricca selezione di immagini a colori e d'epoca, queste ultime per la gran parte inedite. Ma tra le pagine curate con attenzione da Mantini non si trova solo la storia. Ci sono infatti informazioni relative a gastronomia ed ospitalità, unitamente ai principali musei e collezioni private che presentano l'argomento in modo specifico ed offrono la possibilità di compiere visite guidate sui campi di battaglia. Un libro da leggere con curiosità per scoprire e conoscere il nostro passato."
"Il racconto dei segni della grande guerra" (pag.104 , Gaspari editore - Udine).
I segni della Grande Guerra sul fronte italo-austriaco, sono ancora presenti come vecchie ferite che tardono a rimarginarsi. La guerra di posizione impose lo scavo di chilometri di trincee e camminamenti, di centinaia di ricoveri e caverne, estesi baraccamenti e poi strade e mulattiere, acquedotti e cimiteri per i tanti che non tornarono.
Il libro presenta una nicchia poco nota di questo patrimonio storico molto particolare, perché di difficile ritrovamento ed anche emotivamente coinvolgente: le “iscrizioni di guerra”. Fregi di reparti, semplici graffiti lasciati da soldati che hanno inciso il loro nome, un messaggio di speranza “Mamma tornerò”, o addirittura imponenti costruzioni sulle quali campeggiano i nomi dei comandanti. La presentazione di una documentazione unica che possa ispirare ai giovani i valori universali di pace e fratellanza tra i popoli.
"Un anno al comando del IV corpo d'armata " (pag.220 , Gaspari editore - Udine).
L’errata concezione strategica del Comando Supremo fu la ragione non dello sfondamento, inevitabile, ma della rotta di Caporetto, come documentò fin dagli anni ’30 il generale Roberto Bencivenga e più tardi Piero Pieri.
Alberto Cavaciocchi, generale, storico e intellettuale, analizza nel suo memoriale la battaglia più importante della storia militare italiana, ribaltando l’accusa di vigliaccheria affrettatamente lanciata contro i soldati dal Comandante in Capo. Gentiluomo, fu l’unico tra i generali sconfitti a prendere le difese dei soldati. Discusso protagonista di quelle giornate – tanto da venire destituito dal comando del IV Corpo d’Armata, mentre nel 1918 Diaz pose il veto sull’accertamento delle eventuali responsabilità del suo braccio destro Badoglio –, a Cavaciocchi fu data la colpa di Caporetto, senza che trovasse nessuno che lo difendesse. Sepolto in un archivio per ottant’anni, questo scritto assume oggi una particolare importanza in quanto anche Cavaciocchi aveva individuato il vero responsabile della battaglia perduta.
Inoltre dallo stesso editore:
Gian Luca Badoglio
IL MEMORIALE DI PIETRO BADOGLIO SU CAPORETTO
pp. 254. |
Giacomo Viola
LA BATTAGLIA DI POZZUOLO DEL FRIULI del 30 ottobre 1917
pp. 144. |
Tullio Trevisan
GLI ULTIMI GIORNI DELL’ARMATA PERDUTA
La Grande Guerra nelle Prealpi Carniche
pp. 152. |
Alberto Monticone
LA BATTAGLIA DI CAPORETTO
pp. 272. |
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