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Adelaide Ristori

Adelaide Ristori (Cividale del Friuli, 29 gennaio 1822 – Roma, 9 ottobre 1906) è stata un'attrice teatrale italiana.

Adelaide Ristori era nata a Cividale del Friuli da una povera famiglia d‘Arte. Celebratissima artista del pieno Ottocento, la sua vita e il suo matrimonio contrastato furono definiti da George Sand “degni di un romanzo”. Gli attori, in quegli anni, erano considerati socialmente meno che zero e si spostavano in gruppi familiari da una Compagnia all’altra attraverso un’Italia ancora divisa in tanti piccoli Stati. Ma il Teatro contava, e alcuni regnanti avevano dato vita a formazioni stabili. Nella più famosa di queste, la Compagnia Reale Sarda di Torino, entrò a quindici anni Adelaide. La primattrice, Carlotta Marchionni la prese sotto la sua ala riservandole sempre un’ammirazione incondizionata. La Ristori lasciò la Reale Sarda nel 1841 per tornarvi, prima attrice assoluta con una scrittura favolosa, nel 1853.
A quell’epoca era diventata moglie del Marchese Giuliano Capranica del Grillo, figlio di Bartolomeo e della Principessa Flaminia Odescalchi. L’incontro con Giuliano fu determinante anche per la sua carriera artistica. Il marito le portò non solo un blasone ma anche uno spirito imprenditoriale estraneo alla conduzione familiare del teatro d’allora: aveva capito che l’unica vera impresa di famiglia, quella che poteva portare quattrini, era il talento della moglie ed era così diventato l’organizzatore occulto, ma non troppo, della sua carriera. Nacque così la trionfante tournée a Parigi nel 1855 all’epoca dell’Esposizione Internazionale. Poco prima il governo piemontese aveva inviato truppe in Crimea, preludio all’ammissione del Regno Sardo – rappresentato da Camillo Cavour – al tavolo delle grandi potenze europee per i negoziati di pace. A Parigi la Ristori debuttò con Francesca da Rimini di Silvio Pellico e trionfò con Mirra di Vittorio Alfieri. Critica e pubblico la preferirono alla loro gloria nazionale, Rachel e la capitale francese la acclamò grande tragica. Lì conobbe e frequentò Alexandre Dumas, Alphonse de Lamartine, George Sand, l’accademico Ernest Legouvè e i potenti fratelli Pereire, finanzieri e immobiliaristi del Secondo impero; i suoi ammiratori erano le teste coronate d’Europa e una società che a teatro faceva sfoggio d’eleganza. A Parigi i coniugi Capranica conobbero o rinverdirono la conoscenza di molti fuoriusciti a cominciare da Daniele Manin che definì l’attrice un genio e una gloria per la Patria. Nella capitale francese, quando ritornò nel marzo 1856, era iniziato il Congresso che doveva chiudere la guerra di Crimea. L’8 aprile Camillo Cavour era riuscito a richiamare l’attenzione sul problema italiano. Quella sera Adelaide Ristori portò al successo Medea dell’Accademico Ernest Legouvé, tradotta da Giuseppe Montanelli, l’eroe di Curtatone. Subito dopo, andata in tournée a Londra, la Regina Vittoria trovò la Ristori “una cosa sublime” ed ella venne accolta dalla nobiltà con un calore inconsueto per un’artista. A Liverpool e Manchester il pubblico la accolse gridando “viva l’Italia” e sventolando nastri con il tricolore. Scene analoghe avvennero anche in altri luoghi in quel periodo. Un’attrice che da umili origini era riuscita non solo ad elevarsi socialmente ma a diventare sempre più famosa presso quelle Corti che decidevano il destino delle Nazioni divenne un simbolo per coloro che sognavano la redenzione della Patria e questo Daniele Manin l’aveva perfettamente capito. Perfino Giuseppe Mazzini pensò di utilizzare la sua notorietà crescente per la causa nazionale, mentre Camillo Cavour le affidò, nel 1860, in occasione della sua prima tournée a San Pietroburgo, una delicata missione presso la corte dello Zar.
La Ristori affrontò per la prima volta l’Oceano per calcare le scene degli Stati Uniti nel 1866, terminata la guerra di secessione americana. Gli incassi furono enormi. Disse che Parigi l’aveva resa famosa in tutto il mondo ma che New York le aveva ridonato la vita.
Nelle sue numerose visite nel Nord, Centro e Sud America incontrò e divenne amica di molti eminenti personaggi come il generale Ulysses Grant, vincitore di Richmond; Andrew Johnson, 17° Presidente degli Stati Uniti, che la ricevette nel suo appartamento privato alla Casa Bianca come la più grande attrice contemporanea; il generale William Sherman, nominato Comandante generale delle forze statunitensi dopo la guerra civile; Domingo Faustino Sarmiento, lo scrittore Presidente dell’Argentina. Adelaide coltivò una lunga e affettuosa amicizia con Pedro II, imperatore del Brasile.
Adelaide Ristori affrontò con l’animo dell’esploratrice viaggi lunghissimi e molto spesso pericolosi per mare e per terra, per raggiungere città che non l’avevano mai vista recitare. Il più incredibile fu quello chiamato Giro del Mondo iniziato il 9 maggio 1874 che la portò a sfidare i rischi dello stretto di Magellano, gli scogli delle coste cilene e i venti contrari di quelle australiane per esibirsi in città mai visitate da alcuna Compagnia Drammatica Italiana. Ritornò a Roma il 13 gennaio 1876 attraversando l’Oceano Indiano e il Mar Rosso tra i pericoli delle onde e i sentori di nuove guerre africane. La Ristori non recitò solo in italiano. Nel 1861 rappresentò all’Odéon di Parigi in lingua originale e con attori francesi Beatrix che Legouvé aveva scritto appositamente per lei; nel 1868 all’Avana l’Addio di Giovanna d’Arco in spagnolo. Nel 1882 cominciò a Londra una serie di rappresentazioni in lingua inglese con il Macbeth di Shakespeare che nel 1885 recitò al fianco del più celebre attore americano, Edwin Booth, fratello dell’assassino di Abramo Lincoln. Nello stesso anno, dopo aver viaggiato e recitato in continuazione, anche 15 volte in due settimane, in quasi tutti gli Stati Uniti, lasciò definitivamente le scene. Aveva recitato in 334 città, 33 stati, 5 continenti. 3546 apparizioni sulla scena: e a questo numero spropositato vanno aggiunti giorni e giorni di studio e di prove. Era giunto il momento, come ebbe a scrivere a Tommaso Salvini, che la loro generazione si facesse da parte.


Cividale del Friuli: Piazza Adelaide Ristori

Della nuova generazione, ormai non più così giovane, e che aveva ai suoi occhi il torto di portare sulla scena la vita quotidiana, grigia e spenta nei lati più volgari, la Ristori non amava la piratesca Giacinta Pezzana che rappresentava senza la sua autorizzazione copioni del suo repertorio e dei quali si era riservata i diritti. Quando aveva visto per la prima volta Eleonora Duse l’aveva giudicata intelligente e capace di elevarsi molto nell’Arte. In seguito constatò che non aveva variato il suo repertorio introducendo personaggi che facessero sparire la sua personalità. Trovò, in seguito, che la sua collaborazione con Gabriele D’Annunzio l’aveva dissanguata. Giudicava la nipote Adelaide Tessero brava, ma senza la forza necessaria ai ruoli tragici.
Nel 1902, quando compì 80 anni, la Ristori ricevette la visita di Vittorio Emanuele III, onore mai ricevuto prima né dopo da alcun rappresentante dello spettacolo. Ma lei era un Genio e una Gloria Nazionale. Il Governo francese le conferì la palma di ufficiale dell’Istruzione pubblica in brillanti, il Kaiser Guglielmo incaricò l’ambasciatore tedesco a Roma di portarle a suo nome un cesto di fiori e personalità di tutto il mondo le inviarono telegrammi d’auguri. Il Comitato Direttivo della Società per l’Istruzione della Donna della quale era Presidente si recò a renderle omaggio. Le Compagnie teatrali diedero in tutta l’Italia recite straordinarie in suo onore. Morì serenamente a Roma nel 1906 e, benché le generazioni che l’avevano vista recitare fossero in parte scomparse, la notizia girò mezzo mondo. Giuliano era morto quattordici anni prima. Rimanevano i due figli, Bianca e Giorgio, e tre nipoti.
Cosa aveva reso la Ristori così famosa? Un insieme di tanti aspetti. La sua Compagnia si distingueva dalle altre per la cura prestata alla messinscena. Era lei che montava i suoi spettacoli, guidava i suoi attori, indirizzava la scelta delle scenografie dei costumi. La sua ricerca della fedeltà storica e la cura, talvolta sfarzosa, dell’abbigliamento, alcuni confezionati dal celebre sarto delle imperatrici Worth, era occasione di richiamo per le platee. I suoi spettacoli grandiosi erano improntati allo stile del teatro d’Opera e lì, dove poteva imporre una maggiorazione del prezzo del biglietto, aveva recitato di preferenza. L’organizzazione creata da Giuliano metteva in primo piano l’aspetto pubblicitario. Tutto questo, però, non è sufficiente a spiegare il fascino, talvolta il fanatismo, ch’essa seppe suscitare nel pubblico. Attrice romantica, i suoi personaggi si caricavano di una realtà appassionata, per poi morire delle tante morti nelle quali lei era creatrice sovrana. La potenza e la ricchezza del gesto dovevano avere del prodigioso, e così la voce, che anche Verdi ammirò. Per questa incredibile presenza sula scena molti la paragonarono ad una statua greca vivente.
Come persona la Ristori non sapeva fingere. Amava il marito e soprattutto i suoi figli di un amore quasi morboso. Rispettava i propri genitori, che manteneva. Fu sempre d’aiuto ai suoi fratelli e sorelle anche se talvolta con loro, quando le facevano “saltare la mosca al naso” non sapeva nascondere il suo carattere irascibile. Non dava confidenza ai propri scritturati perché questo le imponeva il proprio ruolo di capocomica. Il suo salto sociale era stato, indubbiamente, notevole e, per quanto vissuto interiormente con grande semplicità da lei, che non fu mai la “marchesana” ossia la piccola parvenue irrisa dall’attore mazziniano Gustavo Modena, le aveva imposto la ricerca delle grandi mete. Più che monarchica, a età matura, si definì una liberale: era infatti una fanatica ammiratrice di Camillo Cavour al punto che quando questi morì voleva affiggere un manifesto listato a lutto e sospendere lo spettacolo al Théâtre des Italiens a motivo della nazionale sventura d’Italia: il gesto le fu proibito dal Ministro Walewski, filoaustriaco.
Suo figlio Giorgio era diventato Gentiluomo di S.A. la principessa Margherita, ma doveva il suo nome all’alta considerazione in cui suo padre, nobile, teneva George Washington e la democrazia americana, che era repubblicana. Della cerchia di amici e collaboratori più stretti dei Capranica molti avevano preso parte alla Repubblica Romana. Alcuni diventarono monarchici. Il più fidato, Nino De Andreis, rimase legato a Giuseppe Mazzini e al Garibaldi “socialista”. Contraddizioni o naturali conseguenze di un epoca carica di guerre e rivoluzioni?


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