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Cenni Storici

Il 21 agosto ricorre la festa di San Donato, Patrono della città di Cividale del Friuli, che solennemente la celebra con fastosa cerimonia religiosa, e con il Palio, appunto il Palio di San Donato fin dal lontano Medio Evo.
In quell’epoca la città friulana era capitale del Patriarcato di Aquileia, uno dei grandi centri religiosi e potentati feudali medioevali, che, nel 1420, passò sotto il dominio di Venezia.
Non si hanno notizie precise della data di inizio del Palio, ma è opinione diffusa che abbia posto radici almeno nel XII° secolo. Un accurato studio della città e territorio, a cura della Società Filologica friulana (numero uno “Cividàt” 2000), lo fa risalire al 1128 (1).
Dalle documentazioni e dalla tradizione, sembra che il Palio, nei primi anni di vita, consistesse in gare a cavallo “palit da chaval” e a piedi “palit da pit”, cui seguirono, fin dai primi anni quelli di tiro con l’arco e balestra ed infine con le armi da fuoco.
La prima notizia documentata risale al 1361. In quell’anno il Camerlengo Oldorico annotava le spese sostenute per “lu palit” il Palio di San Donato (2).
Nel 1365 abbiamo un documento di regolamento del Palio. Si stabilisce che il cavallo vincitore del palio, non posso più concorrervi, e lo stesso per il vincitore della corsa pedestre (3).

Il 20 agosto 1368 la magnifica Città di Cividale, decretava che il Palio di San Donato si ripetesse “in perpetuo” confermando così l’importanza della manifestazione per il prestigio della Città. Tale decisione viene riconfermata nel 1408 (4).
Nei secoli XIII e XIV Cividale (l’antica romana Forum Julii fondata da Giulio Cesare, divenuta Civitas Austriae con Carlo Magno) era al suo massimo splendore. Capitale del Patriarcato di Aquileia, centro di potere religioso e politico era ricca di attività produttive e di floridi commerci. Ad esse, infatti, faceva capo la strada del ferro che le ricollegava ai mercati ed alle miniere del ferro tedesche, ed ai mercati ed alle vicine miniere di mercurio del territorio slavo.

Il Tagliaferri ci ricorda l’esistenza in Città di circa quaranta officine che lavoravano il ferro e l’esistenza di altrettanti studi notarili che sottolineano l’esistenza di un floridissimo mercato (5).
Tra queste attività anche quella di un fabbricante di balestre, tale Giovanni Balestriere,in società con ser Franceschini, schermidore(1370).
Le armi da fuoco erano note a Cividale, dove furono usate, nel 1331 in un combattimento “con gli sclopi” sul Ponte del Diavolo (6).
In città almeno fin dal 1426, era presente un attivo “magistro de scloppis”. Tali precedenti giustificano la delibera del Consiglio cittadino di arricchire il Palio di San Donato con il “bravium ad sclopettum”. Il Palio si ripete fino al 1797 quando, secondo la tradizione, s’interruppe per l’occupazione napoleonica.
L’ “Associazione per lo sviluppo degli Studi Storici ed Artistici di Cividale” volle ridare vita al Palio e, per ciò, ebbe il decisivo consenso e finanziamento dell’Amm.ne Comunale presieduta dal Sindaco dott. Attilio Vuga.
A tal fine si è voluto dare alla manifestazione, che fin dalle prime edizioni ebbe gran successo di pubblico, non solo regionale, ma anche proveniente da Austria e Slovenia, carattere di rievocazione storica.

Trattandosi di una rievocazione storica più che secolare del Palio, è stato deciso di collocarla nella seconda metà del XIV° secolo e più precisamente nel periodo in cui governò il Patriarca Marquardo von Randeck (1368-1382).
Questo, infatti, è uno dei periodi più significativi del Patriarcato e per lo stesso Friuli.
Il Patriarca Marquardo diede, infatti, un nuovo ordinamento al suo potentato con le “Constitutiones Patriae Forojulienses” che restavano in vigore anche dopo il passaggio del Patriarcato alla dominante Venezia.
Il Palio si tiene il sabato e la domenica più vicina al giorno di San Donato che cade il 21 agosto; attualmente, consiste nelle gare pedestri e di tiro all’arco. La competizione si svolge tra i cinque borghi storici entro le mura della città, che sono:

Borgo Duomo: con i colori e stemma della nobile famiglia De Portis;

Borgo Brossana: con i colori e stemma della nobile famiglia Formentini;

Borgo San Domenico: con i colori e stemma della nobile famiglia Canussio;

Borgo San Pietro: con i colori e stemma della nobile famiglia Boiani;

Borgo di Ponte: con i colori e stemma della nobile famiglia Conti;

Il Palio è vinto dal Borgo che ottiene più punti con la sommatoria della gara pedestre e quella dell’arco. Il Borgo vincente conserva il Palio costituito da un gonfalone con la figura del Santo, nella Chiesa del proprio Borgo.

Note

1) “Cividat” – ed. Società filologica friulana 2000

2) F. Vicario – “Il quaderno di Oldorico da Cividale” – Udine 1998

3) C.O. Guerra “Otium forojuliense”; W. Heyvood “Palio e Ponte”; Zanutto “Fiore di Premariacco e le feste marziali e civili in Friuli nel Medio Evo” Udine 1907

4) M. Brozzi “Il Cividalese nel 1700” Udine 1980

5) A. Tagliaferri “Storie ed immagini di una Città del Friuli” – Zanutto “Fiore di Premariacco e le feste marziali e civili in Friuli nel Medio Evo”

6) Iuliani Canonici – Civitatensis chronica P.S. Leicht “Le bocche da fuoco all’assalto di Cividale nel 1331 in memorie storiche forojuliesi” 1914

7) A. Tagliaferri “Storie ed immagini di una Città del Friuli”


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